25 Novembre 2020

Stefania Sommer, precisione e simpatia

B2
31-03-2020 - Intervista a Stefania Sommer
Stefania al servizio
Stefania Sommer, Stefi per le compagne, è una dei centrali della CSC CeramSperetta di Cusano, e tatticamente viene impiegata da coach Salari come sostituto della coppia titolare nel caso di problemi oltre al fatto che Stefania è dotata di un ottimo servizio, non solo immune dall'errore, ma spesso insidioso, un orologio svizzero si direbbe!
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Già in squadra nella passata stagione, si è fatta apprezzare per la serietà e l'abnegazione con cui approccia le sedute di allenamento e l'allegria che infonde nel gruppo, senza sminuire la valenza tecnica, visto che ha giocato in importanti squadre svizzere: già perché Stefania, italiana non solo nel nome ma anche nella mentalità, ha vissuto molti anni nella Svizzera tedesca, nel cantone Schwyz, in tedesco Kanton Schwyz, non a caso viaggia su un'auto targata appunto SZ, ed è stato proprio in terra elvetica che ha mosso i primi passi nella pallavolo per poi giungere a giocare in importanti squadre studentesche di quelle terra e poi nella NLA, ossia Lega Nazionale A, il massimo campionato svizzero. come il Rüschlikon da cui poi è passata al Volley Toggenburg, dove purtroppo subì un grave infortunio al ginocchio che interruppe la sua carriera.
Stefania possiede il classico fisico da bellezza teutonica, alta e bionda, ma invero dentro le apparenze da modella nordica cela un cuore grande, grandissimo palesato dal sorriso sempre presente sulla bocca e dal carattere estroverso e cordiale tanto da essere tra le più amate dalle compagne, del resto il suo cognome significa Estate in tedesco e per una ragazza solare come Stefania non si poteva trovare un cognome più adatto: Stefi dal cuore d'oro per le ragazze del CSC Volley Cusano!
La biondissima Stefania svolge il proprio ruolo con passione e svolge un'importante funzione negli allenamenti e nelle partitelle tra compagne perché è una perfetta sparring partner per le altre centrali, ma non si deve pensare che sia utile solo quando il risultato non conta, anzi, nelle pur poche occasioni in cui è entrata in campo, e le occasioni erano purtroppo difficili con la squadra che stava subendo, si è mostrata pronta , esibendo la sua ottima battuta ma ben figurando anche sotto rete, meritandosi così la fiducia di coach Salari.

D: Sei cresciuta in uno stato o meglio una confederazione in cui la pallavolo non è sicuramente il più praticato dalle ragazze come invece avviene in Italia che può contare su oltre 600.000 pallavoliste; in effetti in Svizzera si favoriscono gli sport invernali anche se Zurigo può vantare una squadra di altissimo livello, tanto che lotta ogni anno con le migliori squadre europee nelle coppe, pur utilizzando un nutrito numero di straniere: raccontaci la tua esperienza oltre San Gottardo e le differenze con la pallavolo italiana, magari con il livello di Cusano ossia la serie B2?
R: Non penso ci sia tanta differenza siccome in fin dei conti quando si pratica uno sport a livello agonistico la serietà e dedicazione ci sono sempre, quindi, anche se in generale in un Paese in cui la pallavolo non è magari lo sport principale comunque nella pallavolo ci sono le stesse serietà e dedizione come in un Paese in cui è più diffuso. Noto però una differenza nel pubblico e l'interesse esterno per quanto riguardano le partite e devo dire che le partite in palestre piene sono una cosa diversa. Diciamo che ero piu abituata a un pubblico silenzioso in confronto a quello italiano.


Nel massimo campionato svizzero
D: Frequenti la prestigiosa università Bocconi a Milano per diventare dottore commercialista e da quanto mi risulta lavori anche per una famosa azienda che opera nel settore alimentare del controllo del peso e della cura della pelle: la pallavolo che consente di condividere con molte ragazze i problemi di gioventù ti ha facilitato nella tua azione che si svolge in ambito commerciale?
R: In generale vedo la mia attività più come una condivisione di quello che amo più che una professione in ambito commerciale. Quindi non direi che mi ha facilitato l'attività ma sicuramente mi ha aperto le porte a livello di amicizia con altre 12 compagne che a parte il lato commerciale apprezzo come amiche, perciò non direi che mi ha facilitato ma sicuramente ho trovato nuove amiche che magari in futuro potranno essere interessati a un business di questo genere.


D: Oltre all'Italiano ed al tedesco che governi perfettamente, immagino che tu conosca altre lingue, l'Inglese sicuramente: ti consideri una privilegiata o è un obiettivo che hai raggiunto con fatica e studio?

R: Sicuramente privilegiata ma lo vedo anche come uno svantaggio. Sono cresciuta parlando 4 lingue (tedesco, italiano, spagnolo e inglese) che sicuramente tanti invidiano però ho riscontrato tante difficoltà nell'imparare altre lingue oltre a queste perché non ho una vera madrelingua quindi nessuna base per una nuova e, come sanno bene anche le mie compagne, non c'è nessuna lingua che conosco veramente quindi ogni tanto mi escono anche delle parole divertenti: tipo galleta invece di cavalletta.

D. Quest'anno sei stata utilizzata raramente ma sempre in situazioni difficili, cavandotela egregiamente: soffri il fatto che tu debba entrare dalla panchina e ti piacerebbe una volta ogni tano di essere schierata sin dall'inizio o ti reputi non ancora pronta per questa sfida?
R: Soffrire sicuramente no. Sono sempre stata usata come jolly e questo comporta queste dinamiche, ritengo anche che lavori meglio sotto pressione quindi direi che me la cavo abbastanza bene. Secondo me la pallavolo è uno sport di squadra in cui tutti vogliono migliorare per essere tra le piu forti e poter giocare in partita. Penso che i nostri allenatori mettano insieme la squadra vincente per la partita e non per dare contentini o fare giocare tutti. Detto ciò non penso di essere completamente pronta ma credo anche che con allenamento, dedizione e la mentalità giusta non sia impossibile arrivarci!


D: Abbiamo detto del tuo ottimo servizio ma la faretra di un centrale è piena di altre frecce come il “primo tempo””, la “fast” e soprattutto il “Muro”: quali di queste azioni consideri più congeniali al tuo modo di giocare? E come potresti migliorarne l'efficacia?
R: Essendo jolly non penso di essermi mai posta questa domanda siccome cambiavo ruolo molto frequentemente e non mi identificavo con nessuno. Penso che per il mio modo di giocare ancora nessuno di questi sia completamente corrispondente. Direi che per tutti ci vuole tanto lavoro soprattutto riguardo agli attacchi. Per ora mi sento più efficace a muro, forse un paio di esercizi per velocizzare i tempi e il braccio non mi farebbero male.



D: In palestra non sono molto presenti i tuoi genitori, anche se le famose torte di mamma Catja sono ben accolte, direi divorate, da compagne, allenatori e dirigenti, chissà perché vicini come non mai in queste occasioni; Mamma Catja inoltre si premura di essere sempre al corrente, in tempo reale via social, sull'andamento delle partite; tu preferiresti vedere e sentire il tifo e l' affetto dei tuoi cari direttamente sulle tribune o, considerando i loro impegni, sei contenta così?
R: Vengo da una famiglia molto lontana dalla classica famiglia italiana. Già da giovane mia mamma mi portava agli allenamenti e alle partite ma poi da adolescente andavo con i mezzi gran parte delle volte. Sono diventata un'atleta impegnata ad un certo livello e indipendente con alle spalle il supporto della famiglia, quindi direi che sono abituata ad avere tifo e affetto distanti ma sempre vicini. Ormai siamo tutti impegnati con mia sorella in Austria, la mamma in giro per il mondo e il papà più vicino a me: questa è la dinamica della nostra famiglia e siamo contenti cosi.



scritto da Giovanni Comi

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