22 Settembre 2020

Martina Pantarotto, la specialista del doppio cambio

B2
15-03-2020 - Intervista a Martina Pantarotto
Martina Pantarotto, Marti per le compagne, è una delle due palleggiatrici della CSC CeramSperetta di Cusano, e tatticamente viene impiegata da coach Salari nella coppia palleggiatore/opposto nel cosiddetto doppio cambio per disporre , con la palleggiatrice in seconda linea, di tre attacchi , quattro se consideriamo la pipe che tuttavia nel femminile non è così diffusa.
Ha militato nelle più forti compagini giovanili del milanese, in particolare con il settimo volley, ora visette, sotto la guida di Pirella, per poi passare nelle serie nazionali a Brugherio, nel Sanda volley e nel Volley Senago, per poi giungere a Cusano..
Martina svolge il proprio ruolo con umiltà e dedizione, mettendosi a disposizione della squadra, ma con altrettanta energia quando entra in campo esprime tutta la sua voglia di giocare: dotata di un’ottima battuta che mette spesso in difficoltà la ricezione avversaria senza commettere errori, ha mantenuto un approccio tipicamente giovanilstico che la porta ad osare palleggi estremi che la inducono tuttavia nel fallo del doppio tocco.
Coach Salari non può fare a meno dell’apporto di Martina per trarre vantaggio tattico dal fatto di spostare la palleggiatrice in seconda linea e per sconcertare la difesa avversaria e sa che Martina gli offre ampie garanzie nel raggiungimento di tali obiettivi. sa che può contare su questa ragazza quando la squadra si trova in difficoltà da cui bisogna uscire e Beatrice è l’atleta giusta per queste missioni impossibili: lucida e determinata.


D: Sei cresciuta in una società che ha sempre fatto del settore giovanile il proprio fiore all’occhiello, sfornando talenti a ripetizione tra cui ricordiamo Valentina Djouf e primeggiando a livello provinciale e regionale: quanto devi a questa società che, pur con mezzi molto più limitati, competeva con la più blasonata Pro Patria per il predominio milanese?
R: Credo di dovere molto a quei pochi anni passati a Vighignolo. Al di là di come sono andate le stagioni, gli allenamenti, le persone, la filosofia, la fatica e soprattutto l’allenatore mi hanno insegnato cosa significa fare veramente fatica e assumersi la responsabilità di portare avanti la propria passione con impegno, determinazione, umiltà e tanta tanta dedizione. Mi sono passate davanti tantissime ragazze in quella palestra, tra gente di V7 e gente di Orago ne ho viste di ogni, dalle più forti e promettenti alle meno dotate ma che comunque si dedicavano anima e corpo (soprattutto corpo direi) per fare quello che volevano e che veniva chiesto loro. Non so che fine abbiano fatto, ma so di certo che per un periodo delle nostre vite i nostri corpi hanno sudato e pianto tutta la fatica del mondo alla stessa maniera e alla stessa maniera si solo alimentati di tanta fame, tanta grinta e tanta voglia di dare il meglio di noi stesse.

D: Nonostante i 24 anni, ha acquisito una buona esperienza nelle squadre del milanese, prima in serie C e poi negli ultimi anni in B2, società di primo piano come Sanda Volley, Volley Senago ed infine CSC Ceramsperetta di Cusano: potresti indicare in quale società ti sei espressa al meglio e raccontarci di quelle stagioni ?
R: A parte l’esperienza in serie C a Monza (annata indimenticabile per tutti i traguardi raggiunti e per la mia prima promozione in serie B), sicuramente l’esperienza di Senago è stata importante ed emozionante. Al mio arrivo mi sono inserita subito in una squadra competitiva ma soprattutto un bel gruppo, affiatato, dove ognuna di noi ha sudato e dato tanto per arrivare dove siamo arrivate (una gran bella promozione in B). Ho messo nel sacco esperienza, mi sono divertita, ho avuto a che fare con un allenatore che soprattutto umanamente mi ha dato tanto e mi ha fatto amare quella lunga stagione, aiutata da ragazze che come me amavano quello che si stava facendo. Tutto è filato liscio, abbiamo sudato tanto e le soddisfazioni sono arrivate con grandissima gioia. Gli altri anni non sono andati allo stesso modo, per quanto mi abbiano aiutato ad essere più matura nel gestire partite, situazioni e persone non sempre facilissime, ma le emozioni della prima stagione non possono essere minimamente dimenticate.




D: ti sei iscritta al corso di laurea in psicologia. pensi un giorno di svolgere la professione di psicologa nel mondo dello sport, diventando il supporto psicologico o mental coach di una squadra, magari di pallavolo?
R: Sinceramente non credo. Amo lo sport, continuerò a seguirlo e praticarlo per il resto della mia vita in qualche modo, ma il mio interesse nel campo psicologico va da tutt’altra parte. Però non si sa mai cosa ci riserva la vita!




D. Quest’anno vieni impiegata, generalmente dopo la metà di ogni set, nel cosiddetto “doppio cambio”, sostituendo l’opposto in campo mentre l’opposto entrante prende il posto del palleggiatore uscente: solitamente la tua compagna di “doppio cambio” è Beatrice Badiali, tuttavia sia per la sua indisponibilità sia per scelta tecnica anche Giulia Bonafini si è alternata con Beatrice e con Elena Palumbo: sei soddisfatta del compito che ti viene affidato e quali sono le difficoltà di entrare a freddo magari con la squadra che è chiamata ad un difficile recupero?
R: Ero preparata a questo compito e non mi tiro certo indietro. Come ben si può immaginare non è sempre semplice dare il meglio in quei pochi minuti di partita. In passato questo ruolo non è mai stato un grande ostacolo per me, mi sono sempre messa a disposizione con concentrazione, umiltà, tanta grinta e mente fredda. Ma io sono un diesel, credo di essere una persona che ha bisogno di tempo per ingranare non sono una da “la va o la spacca”. Quindi con un po’ di nervosismo e agitazione cerco comunque di essere di aiuto alla squadra evitando di farmi contagiare da malumori, tensioni e confusione. Spero di riuscirci.



D: Non sono un tecnico, ma ti assicuro che ho assistito a molte partite ed osservato molte giocatrici a tutti i livelli, inoltre ho svolto per anni la funzione di dirigente arbitro, il cosiddetto arbitro associato: ebbene la FIPAV ha sempre raccomandato la tolleranza nel tocco accompagnato delle giovani palleggiatrici, diciamo Under13 e Under14, purtroppo assistiamo anche durante l’attuale campionato ad una illimitata indulgenza verso questo modo di palleggiare che costituisce un notevole vantaggio per la squadra in quanto la palla può essere meglio direzionata, senza incorrere nel fallo assai più sanzionato del doppio tocco, la famigerata “doppia”! Qual è la tua opinione sul dilagare del palleggio trattenuto? Anche tu sei ossessionata dal rischio che ti venga fischiata la “doppia” , preferendo quindi rifugiarti sul più sicuro bagher che purtroppo a livello di B2 rappresenta un innegabile vantaggio per il muro avversario che ha tutto il tempo per posizionarsi, mettendo in seria difficoltà il povero attaccante che nulla può per evitare l’umiliante “murata”
R: In molte società in cui sono stata allenata fin da piccola in effetti c’è sempre stata molta tendenza al palleggio accompagnato, ma non è una caratteristica che, non so se nel bene o nel male, mi ha mai minimamente toccato. Non la trattengo ma non uso mai molto bene nemmeno i polsi quindi sinceramente non so bene che palleggio mi abbiano insegnato. A parte gli scherzi, indubbiamente è un palleggio “giovanile” che andrebbe piano piano trasformato perché, appunto, è poco utile quando il gioco si fa veloce. Ricorrere al bagher è, personalmente, un scelta dettata dalla posizione della palla in mezzo campo, dal fatto che quando corro per andare a prendere la palla non riesco mai a fermarmi facendo fatica a posizionarmi correttamente per preparare il palleggio e poi dal fatto che è per me un sicurezza, considerando che cado spesso nell’errore di doppia. Che poi venga male pure il bagher… è un’altra storia!



scritto da Giovanni Comi

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