25 Novembre 2020

Giulia Bonafini l'attaccante dolomitica

B2
09-03-2020 - Intervista a Giulia Bonafini
Giulia Bonafini, Giuly per le compagne, banda della CSC CeramSperetta di Cusano, incarna la figura dell’attaccante per antonomasia nella formazione di coach Salari. Trentina d’origine è approdata a Cusano dopo aver disputato campionati di serie superiore (B1) in formazioni trentine tra le quali ricordiamo, l’Argentario VolLei , squadra ancora inserita in quella categoria e nella quale aveva come compagna la sorella Aurora.
Portata al gioco d’attacco quindi, Giulia sfodera una schiacciata potente sulla diagonale che alterna a colpi sulle mani del muro avversario, inoltre è dotata di una battuta insidiosa che ha deciso la sorte di alcuni set nel corso della stagione. Dopo un avvio stentato, Giulia si è ripresa alla grande, specialmente nella difficile trasferta di San Giorgio Piacentino, contro la temibile formazione del Nure Volley: in quell’occasione è stata la MVP della partita, a suon di battute vincenti e di schiacciate a terra alternate a mani fuori. Non è stata una sporadica concomitanza di eventi tanto che Giulia si è confermata in un ottimo stato di forma anche contro la ancora più difficile sfida con il Volley Stadium Mirandola, giunta a Cusano con l’obiettivo di sorpassare la formazione di coach Salari.
Nell'intervista colpisce come padroneggi la lingua italiana mediante un lessico forbito ed una forma corretta (complimenti alla Prof di Italiano), dimostrando al contempo una notevole maturità nell'analisi delle situazioni, anche quelle non del tutto positive, a dispetto della sua ancora giovane età! BRAVA!!



D. Sei trentina e hai giocato in squadre trentine di alto livello: come valuti la pallavolo della tua regione rispetto alle formazioni lombarde ed emiliane?
R: Negli ultimi anni la pallavolo in Trentino ha fatto grandi progressi, anche se comunque rimane una differenza: le dimensioni; una realtà caratterizzata da poche squadre, anche per quanto riguarda le giovanili, è sicuramente diversa da regioni, come Lombardia ed Emilia, con un elevato numero di squadre e quindi con maggior competizione. Per quanto riguarda i gironi, infatti, quest'anno ho trovato parecchio equilibrio nel nostro e di conseguenza è servita una maggiore attenzione nel non abbassare la guardia con nessuno.



in B1 con la maglia dell'Argentario (TN)

D. Pratichi il beach volley, sport nel quale ti sei tolta parecchie soddisfazioni puoi esprimere la tua opinione su questi due sport, apparentati tra loro ma che richiedono una diversa preparazione?
R: Ho iniziato qualche anno fa a fare alcuni tornei estivi di beach volley perché li trovavo molto utili per certi aspetti, come, per esempio, imparare a gestire gli spazi del campo, cercare i punti deboli degli avversari e soprattutto trovare dei colpi d'attacco più "astuti", venendo meno le capacità di salto sulla sabbia. Con il trofeo delle regioni di beach volley due anni fa e alcune tappe del campionato under 21 la scorsa estate, ho iniziato a prendere sempre più seriamente quest'attività: mi piace molto giocarvi perché, ancora più che nell'indoor, si è messi di fronte a tante difficoltà, che possono essere il vento, la fatica nel correre e saltare sulla sabbia, la pressione del gioco,... e, essendo solamente in due in campo e senza cambi, si è costretti a cercare di superare autonomamente i problemi, con l'aiuto di una sola compagna, invece che 6 o 12. A settembre, però, preferisco comunque tornare al chiuso: ci sono dinamiche e soddisfazioni diverse, ma altrettanto belle.



Giulia the beacher
D. Sei propensa all’attacco di cui sei un’ottima interprete, facendo leva su svariati colpi tutti sorretti da una potenza inconsueta, eppure non sembri così robusta: dove trovi l’energia per spingere la palla così violentemente?
R: Quando attacco mi piace liberare più che posso l'energia che ho dentro, come fosse una sorta di sfogo per qualcosa andato storto o che mi fa arrabbiare; è quasi un modo di comunicare per me.


D: Non è un segreto che tu soffra un po’ la ricezione, un punto debole che contrasta con la tua efficacia in attacco: come pensi di ovviare a questa situazione per diventare in tal modo una banda completa in tutti i fondamentali?
R: Sicuramente lavorandoci in allenamento e avendo pazienza spero di migliorare in questo fondamentale. Talvolta purtroppo mi faccio condizionare o infastidire da una prima ricezione andata storta e di conseguenza non riesco più ad essere lucida, ma grazie ai consigli degli allenatori e agli aiuti delle compagne che mi vengono dati in palestra mi sto impegnando per sistemarla.

D: A Cusano c’è una batteria di bande molto ben assortita, ognuna con peculiarità e capacità diverse: ti stimola la competizione per il posto in squadra o pensi che possa deprimere chi non è schierato dal primo punto?
R: Personalmente trovo molto utile e stimolante questa "competizione", poiché è puramente sana, nel senso che ognuna può imparare qualcosa di nuovo dall'altra e ci si dà consigli a vicenda per poter migliorare. Le altre 3 mie compagne, infatti, mi hanno spesso aiutata, correggendomi e facendomi osservare alcuni aspetti importanti. C'è un bel clima tra di noi e penso che questo sia proficuo, nel corso di una partita, anche per tutta la squadra.

D: Si può dire che coach Salari abbia ritrovato una giocatrice forte e capace di determinare il risultato di una partita, come si è potuto vedere nelle ultime due gare: cosa è scattato in te per ottenere questi ultimi risultati? E cosa ti proponi per la parte finale del campionato con Cusano chiamato a difendere la seconda posizione?
R: Nelle ultime gare mi si è presentata l'occasione di dare il mio contributo alla squadra più di prima e ho cercato di interpretarla come una sorta di riscatto rispetto alla prima parte del campionato, in cui non sono riuscita ad esprimermi bene. Ora ho certamente più fiducia in me stessa e più sicurezza, per cui spero che le partite ricomincino presto, perché non vedo l'ora di poterci togliere altre soddisfazioni nel cercare di mantenere la nostra posizione in classifica.

D. Sei iscritta al corso di Laurea in Ingegneria matematica al prestigioso Politecnico di Milano, sei quindi una mente matematica: quanto questa materia influisce durante una partita e quanto lo studio interferisce nella pratica dello sport?
R: Ho sempre avuto la tendenza a interpretare le cose con razionalità e facendo riferimento a numeri e schemi ben precisi: questo mi aiuta, quando gioco, a cercare di mantenere in testa un'organizzazione ben precisa riguardo a ciò che devo fare. Col tempo, però, ho capito che questo non basta in una partita: ci sono situazioni che non possono essere "inserite" in un semplice schema, perché sono presenti componenti emotive o di altro tipo che le rendono diverse l'una dall'altra. Per quanto concerne lo studio, ho sempre cercato, per quanto possibile, di farmi "appassionare" da esso e ritengo che alcuni suoi aspetti (dedizione, impegno,...) possano essere degli spunti interessanti da applicare allo sport.



scritto da Giovanni Comi

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